Omaggio a Felix Mendelssohn con Christian Sebastianutto

Domenica 2 settembre nel Duomo di Lignano Sabbiadoro e lunedì 3 settembre al Teatro “Sociale” di Gemona del Friuli si conclude la stagione concertistica estiva dei Filarmonici Friulani con un doppio concerto dedicato a Felix Mendelssohn. Protagonista un solista d’eccezione: nato nel 1993 in una famiglia di musicisti, Christian Sebastianutto ha già all’attivo collaborazioni con importanti orchestre italiane ed internazionali, e incisioni con l’etichetta Amadeus Rainbow. Eseguirà con l’orchestra giovanile Filarmonici Friulani, diretta per l’occasione dal Maestro Walter Themel, il Concerto per violino in Mi minore op. 64 in una serata interamente dedicata al compositore di Lipsia.

Programma

F. Mendelssohn

Ein Sommernachtstraum, Ouverture op. 21

Allegro molto

Concerto per violino e orchestra in Mi minore, op. 64

Allegro molto appassionato
Andante
Allegretto non troppo – allegro molto vivace

***

Sinfonia n.4 in La Maggiore, op. 90, “Italiana”

Allegro vivace
Andante con moto
Con moto moderato
Saltarello. Presto

Informazioni

  • Domenica 2 settembre, ore 21.15 – Duomo di Lignano Sabbiadoro
    Concerto realizzato con il sostegno del Comune di Lignano Sabbiadoro ed inserito nella rassegna Frammenti d’Infinito, organizzato dalla Parrocchia San Giovanni Bosco & San Giuseppe e dall’associazione per l’Organo Francesco Zanin per la direzione artistica di Daniele Parussini.
  • Lunedì 3 settembre, ore 20.45 – Teatro “Sociale” di Gemona del Friuli
    Biglietto 5 € Intero, 2€ Ridotto (Minori e studenti fino ai 25 anni)
    Info e biglietti: Ufficio IAT Gemona / ProlocoProGlemone / info@gemonaturismo.com

Omaggio a Felix Mendelssohn

Guida all’ascolto

Alessio Venier

Il programma del concerto presenta alcune delle pagine più significative della produzione di Felix Mendelssohn.

L’Ouverture ispirata a “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare, pagina scritta a soli 17 anni, fu pensata come ouverture da concerto, destinata cioè all’esecuzione slegata dalla rappresentazione teatrale. Seguita ben quindici anni dopo dal resto delle musiche di scena, diventerà una delle composizioni più celebri dell’autore amburghese, un mirabile esempio della fusione tra limpidezza formale e atmosfere descrittive, che ne fanno quasi un primo movimento di un’ideale sinfonia. In accordo alla piece shakespeariana le atmosfere misteriose si alternano a tumultuosi momenti di euforia corale, per sfumare infine in una coda che recupera, in perfetta composizione ad anello, i sognanti accordi delle prime misure, che preludono all’apertura del sipario.

Il Concerto per violino in Mi minore op. 64 è una pagina della maturità artistica di Mendelssohn: colpisce fin dall’inizio per le innovazioni formali (su tutte, il sorprendente ingresso del solista senza l’usuale introduzione orchestrale) ma anche per l’attenzione al risalto e alla brillantezza della parte solistica. A un primo movimento con atmosfere anche ombrose e cupe segue un lirico Andante che consente al violino di dispiegare in pieno cantabilità ed espressione. L’ultimo movimento, infine, preceduto da una breve introduzione, è uno dei più alti esempi dell’eleganza e della leggerezza che sono caratteristiche tipiche di Mendelssohn: il dialogo tra il violino e l’orchestra, sempre più serrato man mano che il movimento procede verso la conclusione, è gestito sempre con estrema attenzione agli equilibri sonori e formali, caratteristiche che rendono l’intero Concerto per violino un caposaldo della letteratura del primo romanticismo.

Terminata nel 1833 e mai pubblicata dall’autore (verrà stampata solo tre anni dopo la morte), la Sinfonia Italiana è una delle più note del compositore. Scritta a partire dal 1830, è evidentemente ispirata alle atmosfere che Mendelssohn ebbe modo di conoscere nel corso di un lungo viaggio in Italia che lo portò a toccare in particolare Roma, Napoli e le zone di campagna limitrofe, che già avevano affascinato una generazione di artisti a partire da Goethe.

Non si trovano, nell’Italiana, riferimenti diretti a temi popolari, bensì un’atmosfera brillante, luminosa e tipicamente mediterranea che percorre tutti e quattro i movimenti. Dal primo, solare e pieno di slancio, passando per il secondo (la rievocazione, pare, di una processione funebre seguita dall’autore a Napoli) in cui l’attenzione al contrappunto sembra rievocare i fasti del barocco. Il terzo movimento guarda con una punta di nostalgia ai minuetti classici, con gli immancabili riferimenti agresti e pastorali nel Trio (si è parlato, a questo proposito, di una scena di caccia nella campagna romana). L’ultimo movimento, non a caso intitolato Saltarello, è l’unico chiaramente riferibile all’Italia, nella citazione di una danza vivacissima e turbinosa assimilabile a una tarantella, che chiude la sinfonia con smagliante brillantezza.

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